|
Fare dei buoni progetti culturali, o che almeno nelle intenzioni siano ritenuti tali, è cosa seria e difficile. Gli operatori culturali che si prefiggono tale scopo, escludendo le grandi aziende, non sono poi tanti. Coloro che hanno a cuore la promozione culturale nel più dei casi scelgono di costituire un'associazione, perchè tale forma operativa deve rispondere a poche regole semplici, piuttosto che impelagarsi nei mille rivoli della burocrazia e degli adempimenti amministrativi che comporta ancora oggi in Italia, la costituzione di una società ad hoc. La varietà di interessi e di proposte presenti nel mondo associativo, sono indicatori che dimostrano quanto sia diffusa la partecipazione della cittadinanza a fatti di pubblico interesse. Negli anni Novanta e nei primi anni del Duemila si registrano molte novità nella regolamentazione del terzo settore. L'associazionismo si è trasformato in un contenitore di attività sociali, culturali e ricreative che si è andato ad affiancare a quello tradizionalmente svolto da grandi organizzazioni sindacali e professionali. L'inserimento del terzo settore nel Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, è una prova di questo dinamismo inedito dell'associazionismo. Nella città di Pescara, da quando è stata aperta l'iscrizione all'albo delle associazioni, si sono registrate 315 associazioni, suddivise in 7 consulte di settore. In rapporto al numero di abitanti, la città adriatica, è balzata ai primi posti nazionali, superando in proporzione città come Milano. Questo dato è un forte indicatore della dinamicità di una città, e dimostra quanto sia avvertito il bisogno e la partecipazione cittadina, a tematiche di natura culturale e ricreativa. Tuttavia, leggendo nello specifico i vari statuti e le varie relazioni sulle attività svolte o che si intendono svolgere, c'è da dire che tra le pieghe di questo mondo associativo si nascondono diverse anomalie:
Resta inteso, che associarsi a vario livello è un diritto democratico del cittadino, tuttavia contribuire a fare chiarezza e "pulizia civica" in questo settore dovrebbe essere un dovere per chiunque. Veniamo ai fatti strettamente legati all'oggetto di questa riflessione: La mancanza di un coordinamento tra i vari assessorati competenti e tra le varie associazioni per la programmazione e lo svolgimento di attività culturali, ha provocato e provoca ancor oggi, una frammentarietà di iniziative, prive di un minimo segnale di progettualità e di una visione complessiva dell'indirizzo culturale a cui si vuole tendere. Come detto sopra, se tutti coloro che costituiscono associazioni avessero grandi disponibilità di denaro certamente costituirebbero imprese e non di certo sarebbero costretti ad elemosinare quei piccoli o grandi contributi ad Enti governativi o Fondazioni varie. Detto questo, credo ci sia bisogno di un riordino e di un coordinamento anche tra coloro che erogano contributi per il mondo associativo. Presentare un progetto ad inizio anno, ed arrivare quasi alla fine di settembre senza conoscere quali sono stati gli esiti delle risposte dei vari Enti a cui sono stati sottoposti, rende impossibile l'attuazione di qualsiasi serio progetto culturale. Ipotizziamo che si presenti un programma in cui sia stato previsto un convegno, una mostra e una produzione multimediale su un determinato argomento, e si stabilisca un budget di spesa di tot. euro; messo che si richieda contributi così come da bandi emessi annualmente dai vari Enti governativi (Regione, Provincia, Comune) ed eventuali Fondazioni; ribadendo come detto sopra, che ognuno di questi organismi, ha i propri tempi e modi di valutare ed eventualmente erogare fondi per le attività ricevute come proposte; risulta evidente, che man mano che i mesi passano e si ricevono notizie positive o negative e natura dell'importo ottenuto rispetto a quanto richiesto, i vari progetti subiscono accelerazioni o decelerazioni; ora chi possiede un minimo di esperienza nell'organizzare progetti culturali, sa benissimo che alcuni elementi sono indispensabili e che non ammettono incertezze di alcun genere, pena l'impossibilità di portare a compimento l'avventura progettuale. In generale è bene precisare che:
Il risultato di questo mancato coordinamento e pianificazione, è l'assoluta casualità e frammentarietà degli eventi prodotti. Chi scrive, in passato ha fatto l'esperienza di partecipare come membro alla commissione cultura del consiglio di circoscrizione di propria appartenenza, e successivamente ha collaborato per alcune iniziative con gli assessorati alla cultura della provincia e del comune della propria città. Ogni volta che ci si doveva dare delle direttive e degli obiettivi da perseguire ci si scontrava sull'impostazione metodologica generale da imporsi. Alla fine di ogni riunione è stata sempre scelta l'impostazione di non darsi e non dare specifici indirizzi, lasciando così tutta la programmazione alla libera iniziativa delle varie associazioni o società. Questa scelta, che può apparire ad una prima lettura, più democratica e rispettosa delle competenze altrui, in realtà nasconde, a mio avviso, una scarsa capacità progettuale, una scarsa visione generale della cultura, la paura di essere impopolari con la conseguente perdita di consenso elettorale, nel caso in cui si scegliesse la soluzione contraria, ovvero quella di indicare il percorso di massima che un assessorato intende seguire e al contempo invitare i vari operatori culturali a dare il proprio contributo in termini di esperienza e capacità progettuale. Personalmente, avendo forse una visione troppo di taglio universitario, mi sono sempre opposto davanti a questo atteggiamento prudenziale e puntualmente sono stato sempre messo in minoranza. Il prodotto di questa non-scelta produceva allora e ancora produce i seguenti risultati:
Conclusioni: Concertazione? Si! Compartecipazione? Si! Ma prima di tutto un progetto alto da voler perseguire e una chiarezza nelle regole con cui competere. In altri termini possiamo riaffermare che:
|